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domenica 30 gennaio 2011

Il dono di sé nei movimienti ecclesiali (III)


3. Alcune riflessioni di natura teologica e canonica

a) Aspetti teologici

Oltre alla presentazione della prassi del Pontificio Consiglio per i Laici per quanto concerne le diverse espressioni del dono di sé nei movimenti ecclesiali, penso che potrebbe essere utile, anche, avanzare alcune riflessioni al riguardo, senza avere la pretesa di voler essere esauriente.

La prima consiste nel constatare la vis attractiva che ha esercitato la vita consacrata (intesa qui in senso stretto, con tutto quello che suppone concretamente) nella storia della spiritualità cristiana lungo i secoli, fatto che ha comportato la convinzione generalizzata a considerarla come modello privilegiato di sequela radicale di Dio per ogni fedele desideroso di raggiungere la perfezione cristiana. Il Concilio Vaticano II è stato esplicito nel proclamare la chiamata universale alla santità nella Chiesa (LG capitolo V) . La santità, cioè la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità (LG 40), è una chiamata che Gesù ha rivolto a tutti i fedeli, senza esclusione, quando ha detto alle folle che lo seguivano: «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 48).

Un’altra riflessione riguarda l’influsso che ha avuto, nella seconda metà del ventesimo secolo, la teologia degli stati di vita del cristiano . A questo proposito, alcuni autori hanno concesso allo stato dei consigli evangelici detti maggiori (castità, povertà e ubbidienza) un valore di archetipo per la vita cristiana, asserendo che solo questo stato può condurre alla massima perfezione cristiana. Per questi autori, esisterebbe una correlazione tra la donazione di sé nel celibato apostolico e lo stato dei consigli evangelici. Tuttavia, converrebbe tener presente che solo Cristo può essere ritenuto come unico paradigma della vita cristiana. È proprio Gesù che il cristiano deve cercare di imitare durante la sua vita con tutte le proprie forze, come Egli ci ha comandato: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita» (Mt 11, 29). Quindi, ogni pretesa di attribuire un valore paradigmatico a uno stato di vita determinato (vita consacrata, ministero ordinato, vita laicale) andrebbe adeguatamente rivista, perché appunto «la santità non dipende dalle circostanze del proprio stato — celibe, sposato, vedovo, sacerdote — ma dalla personale corrispondenza alla grazia che viene concessa a tutti noi affinché impariamo a respingere le opere delle tenebre e a rivestirci delle armi della luce: serenità, pace, servizio abnegato e lieto all'umanità intera [Cfr Rm 13, 12]» .

In questa prospettiva, si può affermare che i fedeli laici che non hanno ricevuto una particolare chiamata dal Signore allo stato dei consigli evangelici sono persone scelte secondo un disegno divino di amore a diventare santi. A questo proposito, San Paolo scrive all’inizio della lettera agli Efesini: «Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità (1, 3-4)». In questa scelta eterna, risulta evidente che Dio non si è dimenticato di nessun battezzato: li chiama tutti senza alcuna esclusione.

Nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa leggiamo che «Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore: “Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste” (Mt 5, 48)» (LG 40/a). Successivamente si specifica che: «tutti quelli che credono in Cristo saranno quindi ogni giorno più santificati nelle condizioni, nei doveri o circostanze che sono quelle della loro vita, e per mezzo di tutte queste cose, se le ricevono con fede dalla mano del Padre celeste e cooperano con la volontà divina, manifestando a tutti, nello stesso servizio temporale, la carità con la quale Dio ha amato il mondo» (LG 41/f).

La vocazione cristiana, oppure vocazione battesimale, è una vocazione alla Chiesa. La vocazione cristiana è comune perché riguarda tutti i battezzati, ma allo stesso tempo è personale perché la riceve ogni uomo concreto. La vocazione particolare, invece, è il cammino determinato tramite il quale ogni fedele deve raggiungere la santità (come laico, come consacrato, come sacerdote). Allora, in che cosa consiste la vocazione particolare dei fedeli laici? Qual’è lo specifico della loro vocazione cristiana? Consiste proprio nel tendere alla santità nella condizione e nelle circostanze della loro vita nel mondo, che può essere vissuta in modi diversi, sia nel matrimonio sia nel celibato apostolico. Il Magistero della Chiesa attribuisce un valore redentore alla santificazione dei compiti secolari svolti dal fedele cristiano. Anche nella Lumen gentium si legge: «Il carattere secolare è proprio e peculiare dei laici (…). Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità» (31/b).

Approfondendo ulteriormente queste considerazioni, Giovanni Paolo II insegna: «Il “mondo” diventa così l'ambito e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici, perché esso stesso è destinato a glorificare Dio Padre in Cristo. Il Concilio può allora indicare il senso proprio e peculiare della vocazione divina rivolta ai fedeli laici. Non sono chiamati ad abbandonare la posizione ch'essi hanno nel mondo. Il Battesimo non li toglie affatto dal mondo, come rileva l'apostolo Paolo: “Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando è stato chiamato” (1 Cor 7, 24); ma affida loro una vocazione che riguarda proprio la situazione intramondana (…)» (ChL 15/h).

L’indole secolare costituisce, pertanto, la caratterizzazione della condizione ecclesiale dei fedeli laici nella Chiesa, ovvero il proprium della loro vocazione cristiana . Di conseguenza, i fedeli laici partecipano della vocazione comune di tutti i battezzati, ma allo stesso tempo l’indole secolare fa sì che la loro vocazione cristiana comune diventi vocazione particolare. «Il fedele laico, quindi, è un cristiano che è stato chiamato da Dio stesso, e non lasciato semplicemente nella secolarità. Questa osservazione è importante, poiché alle volte la secolarità è stata percepita come sinonimo della non-chiamata, identificandola allora con il fatto che il laico sia soltanto un battezzato. Da questo punto di vista, il laico apparirebbe come una sorta di scapolone per quanto riguarda la vocazione; vale a dire, come uno che possiede una condizione iniziale senza alcun’altro sbocco. Ovviamente, in questa percezione della realtà la secolarità appare come una espressione negativa; e da superare, cercando nel Battesimo tutto il significato positivo dei laici» .

A differenza della chiamata di Dio al sacerdozio o alla vita consacrata, che vengono segnate, l’una, da un sacramento della Chiesa e, l’altra, dal rito della professione religiosa, la laicità non comporta una chiamata del Signore a diventare laico. Quindi, nella condizione laicale il battezzato non viene inserito ulteriormente nella Chiesa come laico, giacché egli è già in quello stato. La vocazione dei fedeli laici è piuttosto una presa di coscienza graduale, e non senza l’aiuto della grazia divina, del progetto di Dio per la propria esistenza, da avverarsi nel mondo. Lo specifico della vocazione dei fedeli laici risiede nel percepire che la vita normale nel mondo, con tutte le sue vicissitudini, ha un senso nel progetto di Dio, e non è soltanto il risultato dell’esistenza naturale sulla terra. Si evince, pertanto, che non si è fedele laico per il fatto di non aver ricevuto nessuna vocazione nella Chiesa . Il Signore è un Dio vicino a tutti noi e con ognuno, senza alcuna esclusione, desidera avere un rapporto personale .

Nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, Giovanni Paolo II, trattando della varietà delle vocazioni nella Chiesa, scrive: «In particolare, sarà da scoprire sempre meglio la vocazione che è propria dei laici, chiamati come tali a “cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio” (LG, 31) ed anche a svolgere “i compiti propri nella Chiesa e nel mondo [...] con la loro azione per l'evangelizzazione e la santificazione degli uomini” (AA, 2)» (46/c).

martedì 30 novembre 2010

Benedicto XVI escribe a los seminaristas acerca de los movimientos eclesiales


(Joseph Ratzinger es el primero a la izquierda del grupo. La fotografía está tomada cuando era alumno de la Escuela superior de filosofía y teología de Frisinga, durante los años 1946-1947)

En el n. 7 de la Carta del Santo Padre Benedicto XVI a los seminaristas, de 18 de octubre de 2010, el Papa menciona a los movimientos eclesiales como realidades en las que surgen vocaciones al sacerdocio ministerial. A continuación, el texto del Santo Padre:


En la actualidad, los comienzos de la vocación sacerdotal son más variados y diversos que en el pasado. Con frecuencia, se toma la decisión por el sacerdocio en el ejercicio de alguna profesión secular. A menudo, surge en las comunidades, especialmente en los movimientos, que propician un encuentro comunitario con Cristo y con su Iglesia, una experiencia espiritual y la alegría en el servicio de la fe. La decisión también madura en encuentros totalmente personales con la grandeza y la miseria del ser humano. De este modo, los candidatos al sacerdocio proceden con frecuencia de ámbitos espirituales completamente diversos. Puede que sea difícil reconocer los elementos comunes del futuro enviado y de su itinerario espiritual. Precisamente, por eso, el seminario es importante como comunidad en camino por encima de las diversas formas de espiritualidad. Los movimientos son una cosa magnífica. Sabéis bien cuánto los aprecio y quiero como don del Espíritu Santo a la Iglesia. Sin embargo, se han de valorar según su apertura a la común realidad católica, a la vida de la única y común Iglesia de Cristo, que en su diversidad es, en definitiva, una sola. El seminario es el periodo en el que uno aprende con los otros y de los otros. En la convivencia, quizás a veces difícil, debéis asimilar la generosidad y la tolerancia, no simplemente soportándoos mutuamente, sino enriqueciéndoos unos a otros, de modo que cada uno pueda aportar sus cualidades particulares al conjunto, mientras todos servís a la misma Iglesia, al mismo Señor. Ser escuela de tolerancia, más aún, de aceptarse y comprenderse en la unidad del Cuerpo de Cristo, es otro elemento importante de los a os de seminario.

martedì 21 settembre 2010

Benedicto XVI habla de los Movimientos Eclesiales a los Obispos de Inglaterra, Gales y Escocia


La tarde del domingo 19 de septiembre de 2010, último día del viaje apostólico del Santo Padre Benedicto XVI al Reino Unido, el Papa encontró a los Obispos de Inglaterra, Gales y Escocia en la Capilla de la Francis Martin House del Oscott College, en Birmingham. En un pasaje de su discurso hizo referencia a los Movimientos Eclesiales como instrumentos al servicio de la nueva evangelización. Estas son las palabras de Benedicto XVI:

Durante mi visita, he percibido con claridad la sed profunda que el pueblo británico tiene de la Buena Noticia de Jesucristo. Dios os ha escogido para ofrecerle el agua viva del Evangelio, animándolo a poner su esperanza, no en las vanas seducciones de este mundo, sino en las firmes promesas del mundo venidero. Al anunciar la venida del Reino, con su promesa de esperanza para los pobres y necesitados, los enfermos y ancianos, los no nacidos y los desamparados, aseguraos de presentar en su plenitud el mensaje del Evangelio que da vida, incluso aquellos elementos que ponen en tela de juicio las opiniones corrientes de la cultura actual. Como sabéis, he creado recientemente el Consejo Pontificio para la Nueva Evangelización de los países de antigua tradición cristiana, y os animo a hacer uso de sus servicios al acometer vuestras tareas. Además, muchos de los nuevos movimientos eclesiales tienen un carisma especial para la evangelización, y sé que continuaréis estudiando los medios apropiados y eficaces para que participen en la misión de la Iglesia.

mercoledì 14 luglio 2010

Intervista concessa alla rivista della "Comunità Gesù Risorto"



1. Quando e perché è stato istituito il Pontificio Consiglio per i Laici?



Il Pontificio Consiglio per i Laici è stato istituito da Paolo VI nel gennaio del 1967, con l’intento di dar seguito a una direttiva del Concilio Vaticano II, che aveva previsto la costituzione di uno speciale segretariato per il servizio e l’impulso dell’apostolato dei fedeli laici. Quindi, si può affermare che questo Dicastero della Santa Sede è un frutto concreto di quella grande assise ecclesiale della seconda metà del secolo scorso che fu il Concilio Vaticano II, in cui la vocazione e la missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo, cioè quella di permeare di spirito evangelico le realtà temporali, è stato uno dei grandi temi trattati.




2. Qual'è il suo ruolo nell'economia della Chiesa?



Il Dicastero si mantiene fedele alla missione essenziale per la quale è stato creato: la promozione dell’apostolato dei fedeli laici, specialmente in forma associata, sia nelle espressioni tradizionali, come pure in quelle più nuove, come sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità. Con il passare del tempo le sue funzioni si sono ampliate. Infatti, nel 1986 Giovanni Paolo II ebbe a creare la Sezione giovani, come segno della sollecitudine della Chiesa verso la pastorale giovanile. Il Dicastero coadiuva le Chiese particolari nell’organizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù, che è stata una vera e propria intuizione profetica di Papa Wojtyła e che ha dato alla Chiesa preziosi frutti di apostolato.


Sono presenti, inoltre, nel Dicastero la Sezione donna, per la promozione della dignità della donna e della sua missione nella società e nella Chiesa, e la Sezione Chiesa e sport, nata nel 2004 al fine di assicurare al mondo dello sport una più incisiva attenzione da parte della Santa Sede e a diffondere gli insegnamenti della Chiesa Cattolica sullo sport, affinché l'attività sportiva possa contribuire allo sviluppo integrale della persona.




3. Il Pontificio Consiglio per i Laici ha effettivamente contribuito a più stretti rapporti della Chiesa con il laicato? e con quali vantaggi?



Direi proprio di sì, ma vorrei premettere che i fedeli laici fanno parte della Chiesa a pieno titolo in ragione del sacramento del Battesimo. Anzi, essi costituiscono la percentuale più alta dei fedeli nella Chiesa! Essi sono chiamati ad annunciare il Vangelo di Gesù Cristo e a edificare la Chiesa, come soggetti corresponsabili, insieme ai chierici (vescovi, presbiteri e diaconi) e ai religiosi. Ritengo, piuttosto, che il Pontificio Consiglio per i Laici abbia contribuito in questi anni ad accrescere la consapevolezza nei fedeli laici del loro ruolo insostituibile per l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini.





4. Che cosa significa e che cosa implica il riconoscimento dello status di Comunità Internazionale, conferito alle realtà laicali che lo ottengono?



Si tratta di un giudizio di ecclesialità che la Sede Apostolica formula circa la natura e i fini di una concreta realtà aggregativa laicale. L’autorità ecclesiastica (il Romano Pontefice e i vescovi diocesani) ha il diritto e il dovere di vagliare la bontà di queste realtà aggregative, con lo scopo di verificare se esse siano effettivamente validi mezzi per la santificazione dei propri aderenti, come pure per il bene comune dell’intera Chiesa. In altre parole, con il riconoscimento giuridico di questi enti si garantisce che essi costituiscono strade che, seppure nelle loro diversità, conducono alla comune meta della santità cristiana.




5. A cosa attribuisce una così grande fioritura di comunità e realtà laicali di vario genere, che oggi arricchiscono la Chiesa? Frutti del Vaticano II?



Questa grande fioritura a cui assistiamo oggi – basti pensare ai movimenti ecclesiali che sono scaturiti negli ultimi anni, non solo in Europa, ma anche in America Latina e in Asia – sono certamente frutti del Concilio Vaticano II, ma sono, innanzi tutto, conseguenza della continua azione dello Spirito Santo nella storia dell’umanità, che con la sua potenza creatrice, suscita nuovi carismi per la santificazione del popolo di Dio. Quindi, direi che si tratta della manifestazione dell’agire costante del Signore nella vita dell’uomo.


Nel suo recente viaggio in Portogallo, Benedetto XVI ebbe a dire ai vescovi portoghesi: «vi confesso la piacevole sorpresa che ho avuto nel prendere contatto con i movimenti e le nuove comunità ecclesiali. Osservandoli, ho avuto la gioia e la grazia di vedere come, in un momento di fatica della Chiesa, in un momento in cui si parlava di “inverno della Chiesa”, lo Spirito Santo creava una nuova primavera, facendo svegliare nei giovani e negli adulti la gioia di essere cristiani, di vivere nella Chiesa, che è il Corpo vivo di Cristo».




6. Lei che è abituato a seguire i singoli casi delle comunità che chiedono il riconoscimento di Comunità Internazionale, che cosa guarda maggiormente in una realtà che si presenta per ottenerlo, al di là dei requisiti canonici dovuti?



Nel processo di discernimento di queste realtà ecclesiali è necessario considerare soprattutto i cinque criteri di ecclesialità contenuti nell’esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici, di Giovanni Paolo II, ossia: il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, la responsabilità di confessare la fede cattolica, la testimonianza di una comunione salda e convinta con il Papa e con i vescovi, la conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa e, finalmente, l’'impegno di una presenza nella società che, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, si ponga a servizio della dignità integrale dell'uomo.




7. Che cosa o quali aspetti l'hanno più colpita della nostra Comunità Gesù Risorto?



Vorrei sottolineare l’importante spazio che è riservato alla preghiera, personale e comunitaria, che favorisce nei membri della Comunità l’apprendimento di quell’arte della preghiera di cui ci parlava Giovanni Paolo II nella sua lettera apostolica Novo millennio ineunte. Come anche sono stato lieto di costatare che, grazie a Dio e all’impegno evangelizzatore degli aderenti alla Comunità, sono molte le persone che hanno riscoperto la fede e si sono avvicinate al Signore, cercando di vivere in pienezza la loro vita cristiana.

martedì 29 giugno 2010

I movimenti ecclesiali definiti da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI



Nel messaggio indirizzato ai partecipanti al Congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali, tenutosi a Roma dal 27 al 29 maggio 1998, Giovanni Paolo II scriveva: *Che cosa si intende, oggi, per AMovimento@? Il termine viene spesso riferito a realtà diverse fra loro, a volte, persino per configurazione canonica. Se, da un lato, esso non può certamente esaurire né fissare la ricchezza delle forme suscitate dalla creatività vivificante dello Spirito di Cristo, dall=altro sta però ad indicare una concreta realtà ecclesiale a partecipazione in prevalenza laicale, un itinerario di fede e di testimonianza cristiana che fonda il proprio metodo pedagogico su un carisma preciso donato alla persona del fondatore in circostanze e modi determinati+ (Messaggio ai partecipanti al Congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici, 27-V-1998).




Nel tentativo di offrire una definizione di Movimento ecclesiale, l=allora cardinale Ratzinger affermava che *i Movimenti nascono per lo più da una personalità carismatica guida, si configurano in comunità concrete che in forza della loro origine rivivono il Vangelo nella sua interezza e senza tentennamenti riconoscono nella Chiesa la loro ragione di vita, senza di cui non potrebbero sussistere+ (J. Ratzinger, I movimenti ecclesiali e la loro collocazione teologica, in Nuove irruzioni dello Spirito. I movimenti nella Chiesa, Cinisello Balsamo 2006, p. 45).


domenica 23 maggio 2010

Benedicto XVI habla en Fátima de los movimientos eclesiales



Benedicto XVI ha estado en Portugal del 11 al 14 de mayo. El día 13 de mayo se reunió con los Obispos portugueses en Fátima. En el discurso que pronunció hizo mención a los movimientos eclesiales, ofreciendo su testimonio y su visión acerca de estas nuevas realidades eclesiales. Por su gran importancia, transcribo a continuación el siguiente pasaje del discurso del Papa:


"Lo que fascina es sobre todo el encuentro con personas creyentes que, por su fe, atraen hacia la gracia de Cristo, dando testimonio de Él. Me vienen a la mente aquellas palabras del Papa Juan Pablo II: «La Iglesia tiene necesidad sobre todo de grandes corrientes, movimientos y testimonios de santidad entre los “fieles de Cristo”, porque de la santidad nace toda auténtica renovación de la Iglesia, todo enriquecimiento de la inteligencia de la fe y del seguimiento cristiano, una reactualización vital y fecunda del cristianismo en el encuentro con las necesidades de los hombres y una renovada forma de presencia en el corazón de la existencia humana y de la cultura de las naciones» (Discurso en el vigésimo aniversario de la promulgación del Decreto conciliar «Apostolicam actuositatem», 18 noviembre 1985). Alguno podría decir: «La Iglesia tiene necesidad de grandes corrientes, movimientos y testimonios de santidad..., pero no los hay».


A este respecto, os confieso la agradable sorpresa que he tenido al encontrarme con los movimientos y las nuevas comunidades eclesiales. Al observarlos, he tenido la alegría y la gracia de ver cómo, en un momento de fatiga de la Iglesia, en un momento en que se hablaba de «invierno de la Iglesia», el Espíritu Santo creaba una nueva primavera, despertando en jóvenes y adultos la alegría de ser cristianos, de vivir en la Iglesia, que es el Cuerpo vivo de Cristo. Gracias a los carismas, la radicalidad del Evangelio, el contenido objetivo de la fe, la corriente viva de su tradición se comunican de manera persuasiva y son acogidos como experiencia personal, como adhesión libre a todo lo que encierra el misterio de Cristo.


Naturalmente, es condición necesaria el que estas nuevas realidades quieran vivir en la Iglesia común, si bien con espacios en cierto modo reservados para su vida, de manera que ésta sea después fecunda para todos los demás. Quienes viven un carisma particular, han de sentirse fundamentalmente responsables de la comunión, de la fe común de la Iglesia, y deben someterse a la guía de los Pastores. Éstos son quienes han de asegurar la eclesialidad de los movimientos. Los Pastores no son sólo personas que ocupan un cargo, sino que ellos mismos son portadores de carismas, son responsables de la apertura de la Iglesia a la acción del Espíritu Santo. Nosotros, los Obispos, estamos ungidos por el Espíritu Santo en el sacramento y, por tanto, el sacramento nos asegura también la apertura a sus dones. De este modo, por un lado, hemos de sentir la responsabilidad de acoger estos impulsos que son un don para la Iglesia y le dan nueva vitalidad, pero, por otro, hemos de ayudar también a los movimientos a encontrar el camino justo, haciendo correcciones con comprensión, esa comprensión espiritual y humana que sabe aunar la guía, el reconocimiento y una cierta apertura y disponibilidad para aprender".


domenica 25 aprile 2010

¿Una ley especial para los movimientos eclesiales?



Desde hace algunos años un sector de la doctrina canónica está planteando la necesidad de contar con una legislación especial para los movimientos eclesiales, considerando que es insuficiente la actual disciplina universal sobre las asociaciones de fieles para regular algunas cuestiones que presentan los movimientos eclesiales (incardinación de sacerdotes, régimen jurídico de los diversos estados de vida presentes en cada movimiento, etc.). Para estos autores, convendría que la Santa Sede promulgara una “ley marco”, o bien una normativa general común, dentro de la cual los movimientos eclesiales pudieran encontrar cabida. Algún autor ha propuesto la elaboración de una “Magna Charta” con algunas normas comunes que ofrecieran los principios generales para redactar los propios estatutos. Otro autor ha propugnado, incluso, la creación de una nueva figura jurídica: los movimientos eclesiales.



Al contrario, otro sector doctrinal considera que la heterogeneidad que presentan los movimientos eclesiales no permite un único encuadramiento canónico de todos ellos dentro de una normativa común. De ahí que una ley marco que pretendiera abarcar la diversidad existente entre los movimientos eclesiales podría resultar tan genérica que se convirtiera en superflua, o bien tan rígida que impidiera el desarrollo futuro de los movimientos eclesiales.



Se puede añadir que, en cierta medida, ya existe la ley marco para los movimientos eclesiales que se reclama desde algunos sectores de la ciencia canónica. El Tit. V, Parte I, Libro II del CIC (cc. 298-329, sobre las asociaciones de fieles) contiene una normativa común suficientemente flexible para permitir a los movimientos eclesiales una ubicación general adecuada en el tejido eclesial, teniendo en cuenta que el carisma, así como otros aspectos propios de cada movimiento, son determinados en cada caso en los respectivos estatutos aprobados por la autoridad eclesiástica competente, de acuerdo con el principio de subsidiariedad.



Conviene también precisar que la comisión codificadora tuvo en cuenta esta cuestión durante el proceso de redacción de los cánones del CIC que tratan de las asociaciones de fieles. Considerando el desarrollo del fenómeno asociativo en la Iglesia, manifestado en la gran variedad de formas y fines que persigue cada asociación, y siguiendo el principio de subsidiariedad, se pretendió elaborar una normativa lo suficientemente amplia con el fin de no sofocar la vida de las asociaciones, así como prever posibles conflictos entre el elemento carismático e institucional.



Preguntado acerca de la institucionalización de los movimientos eclesiales, el Cardenal Ratzinger contestaba: «Una cierta institucionalización es, pues, inevitable. Tenemos sólo que vigilar para que la institución no se vuelva una armadura que termina por aplastar la vida, y debemos hacer todo lo posible para que el elemento institucional permanezca, por decirlo así, en toda su sencillez, de manera que no se apague el Espíritu».



En relación con este tema puede resultar ilustrativo traer a colación la historia de Procustes, un personaje de la mitología griega. Según narra una interpretación del mito, Procustes tenía una posada y se consideraba un buen anfitrión para los cansados viajeros. Cuando un caminante pasaba por su fonda, Procustes insistía mucho en que hiciera noche en la hospedería. Después de obsequiar al viajero con deliciosas viandas, regadas con vinos exquisitos, Procustes le enseñaba el lecho. El problema era que había una sola cama de un determinado tamaño y Procustes era un perfeccionista. Para el dueño de la casa, el invitado tenía que adaptarse a la cama y no al revés. Si el visitante era alto, Procustes le cortaba las piernas con un serrucho; si, en cambio, era demasiado bajo, lo ataba a un potro de tortura y lo estiraba hasta descoyuntarle los huesos. Procustes conseguía de este modo la medida humana adecuada al lecho.



Algo parecido al mito de Procustes sucede si se pretende colocar realidades eclesiales diversas entre sí dentro de una misma matriz jurídica. El resultado final es siempre el mismo: el carisma sufre porque no encuentra allí una colocación adecuada a su naturaleza, y se pone en juego el desarrollo futuro de estas realidades, incluso, su misma supervivencia. El canonista debe aprender a renunciar a la pretensión de querer regular hasta el más mínimo detalle de la vida del cuerpo eclesial. El ordenamiento canónico se caracteriza por su apertura a la acción divina y su adaptación flexible a las necesidades de los fieles en cada momento de la historia, para que las instituciones sean siempre útiles al pueblo de Dios.



martedì 30 marzo 2010

Pasteurs et mouvements ecclésiaux


La Libreria Editrice Vaticana acaba de publicar el volumen Pasteurs et mouvements ecclésiaux. Séminaire d'études pour évêques, a cargo del Consejo Pontificio para los Laicos, dentro de la colección "Laicos hoy".

El libro contiene las actas del seminario para Obispos realizado en Rocca di Papa (Roma), del 15 al 17 de mayo de 2008. El seminario tuvo como título las palabras dirigidas por Benedicto XVI a un grupo de Obispos alemanes en visita "ad limina", el 18 de noviembre de 2006: "Os pido que vayáis al encuentro de los movimientos con mucho amor".

El volumen, que fue publicado en italiano en 2009, contiene un prefacio del Cardenal Stanisław Ryłko, Presidente del Consejo Pontificio para los Laicos. A continuación se encuentra el discurso de Su Santidad Benedicto XVI a los participantes al seminario de Obispos, que fueron recibidos en audiencia en la Sala del Consistorio del Palacio Apostólico del Vaticano, el 17 de mayo de 2008.
A continuación, figuran las conferencias y las reflexiones y testimonios que tuvieron lugar durante el seminario.

El apartado dedicado a las conferencias lleva el título “Una novedad que todavía espera ser comprendida adecuadamente”. Bajo este epígrafe se incluyen las ponencias del Cardenal Stanisław Ryłko (Movimientos eclesiales y nuevas comunidades en las enseñanzas de Juan Pablo II y Benedicto XVI); de Mons. Piero Coda, Director del Instituto Universitario “Sophia” (Movimientos eclesiales y nuevas comunidades en la misión de la Iglesia: colocación teológica, perspectivas pastorales y misionarias); de Don Arturo Cattaneo, Profesor de Derecho Canónico en el Instituto San Pío X de Venecia (Movimientos y nuevas comunidades en las Iglesias particulares) y del Obispo Josef Clemens, Secretario del Consejo Pontificio para los Laicos (Movimientos eclesiales y ministerio petrino: «Os pido que seáis todavía más, mucho más, colaboradores del ministerio apostólico universal del Papa [Benedicto XVI]».

El apartado reservado a las reflexiones y testimonios está dividido, a su vez, en cuatro secciones, que corresponden a cuatro mesas redondas que tuvieron lugar durante el seminario.
La primera mesa redonda (La tarea de los Pastores en relación con los movimientos) estaba formada por el actual Obispo de Belém do Pará (Brasil), Mons. Alberto Taveira Corrêa (Discernimiento de los carismas: algunos criterios prácticos); del Obispo de Fréjus-Toulon (Francia), Mons. Dominique Rey (Acogida de los movimientos y de las nuevas comunidades en la Iglesias particulares) y del Obispo de Arequipa (Perú), Mons. Javier Augusto del Río Alba (Acompañamiento pastoral de los movimientos y de las nuevas comunidades).

Integraban la segunda mesa redonda (La tarea de los movimientos y de las nuevas comunidades) Luis Fernando Figari, Fundador del Movimiento de Vida Cristiana (Escuelas de formación cristiana); Dominique Vermesch, por entonces Moderador de la Communauté de l’Emmanuel (Compañías misioneras); Mons. Massimo Camisasca, Superior General de la Fraternidad Sacerdotal de los Misioneros de San Carlos Borromeo (Crisol de nuevas vocaciones al sacerdocio y a la vida consagrada) y Mons. Claudiano Strazzari, Rector del Colegio Diocesano Redemptoris Mater, de Roma (Ambientes de formación permanente de los presbíteros).

En la tercera mesa redonda (Coloquio con responsables y fundadores) se encontraban Kiko Argüello, Iniciador del Camino Neocatecumenal (Un camino de iniciación cristiana para las parroquias); Giovanni Paolo Ramonda, Responsable General de la Comunidad Papa Juan XXIII (Una familia para quien no tiene familia) y Andrea Riccardi, Fundador de la Comunidad de San Egidio (Mirar hacia fuera de la ventana de la Iglesia).

La cuarta y última mesa redonda (Los movimientos en las Iglesias particulares: expectativas recíprocas) estaba formada por el Cardenal Camillo Ruini, Vicario General de Su Santidad para la Diócesis de Roma (Una concreta comunión eclesial), el actual Arzobispo de Mechelen-Brussel (Bélgica), Mons. André-Mutien Léonard (La herencia que dejaré a mi Diócesis); Don Julián Carrón, Presidente de la Fraternidad de Comunión y Liberación (Dar carne y sangre a los conceptos) y Moysés Louro de Azevedo Filho, Fundador de la Comunidad Católica Shalom (Humildes siervos en la viña del Señor).

Se trata de un libro rico en reflexiones acerca de los movimientos eclesiales. Es de destacar también el alto nivel de los participantes en este seminario. Recomiendo vivamente la lectura del discurso de Benedicto XVI, que se puede encontrar en francés en http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/may/documents/hf_ben-xvi_spe_20080517_ves

mercoledì 25 novembre 2009

Las asociaciones de fieles. Aspectos canónicos y civiles



Crónica del VIII Simposio Internacional del Instituto Martín de Azpilcueta (Universidad de Navarra)


1. A comienzos de noviembre, durante los días 4, 5 y 6, he tenido la satisfacción de participar en el VIII Simposio Internacional del Instituto Martín de Azpilcueta, en el campus de la Universidad de Navarra, patrocinado por el Centro Académico Romano Fundación (CARF). Las sesiones del Simposio tuvieron lugar en el Aula Magna del edificio de Facultades Eclesiásticas de la Universidad de Navarra.


2. El tema del Simposio de este año, que tiene frecuencia bianual, ha sido “Las asociaciones de fieles. Aspectos canónicos y civiles”. Han participado expertos procedentes de Italia, Portugal, Suiza, Francia y España. Como se lee en el folleto explicativo del Simposio, «las asociaciones de fieles, de variedad multiforme, dan muestra de un considerable vigor en la vida de la Iglesia. La solemne proclamación del derecho de asociación de todos los fieles en el Concilio Vaticano II, así como las nuevas perspectivas abiertas para su desarrollo por la Asamblea conciliar y reflejadas posteriormente en el Código de Derecho Canónico, han hecho posible esta fecunda realidad. En la actividad de estas entidades eclesiales confluyen la iniciativa de los bautizados y la responsabilidad de los pastores. Ante la comunidad política, por su parte, las asociaciones canónicas son manifestación de la libertad de acción de los ciudadanos en el ámbito secular».


3. El Prof. Jorge Otaduy, Director del Instituto Martín de Azpilcueta declaró que estas jornadas pretenden «tomar en consideración múltiples perspectivas, canónicas y civiles, para tratar de ofrecer una panorámica completa y sistemática de este fenómeno». Por su parte, el Prof. José Antonio Fuentes, Presidente del Comité organizador del VIII Simposio afirmaba que «las asociaciones de fieles tienen gran importancia para la Iglesia y para el Estado, pues realizan muchas iniciativas de servicio al bien común» y afirmaba que «en España, muchas actividades sociales y el desarrollo de una variada actividad religiosa dependen de las asociaciones de la Iglesia» y que «sin su responsabilidad e iniciativa no se manifestaría la vida social tal y como la conocemos». Para el Prof. Fuentes, el tema del Simposio ha sido elegido porque «en la Iglesia se valora mucho la libre iniciativa y la responsabilidad de las personas»; por eso hay que «dejar libertad y favorecer esta iniciativa que, a través de diversas asociaciones, desarrolla funciones sociales».


4. En el Acto de apertura del Simposio, celebrado el miércoles 4 de noviembre por la mañana, estuvo presente la Profª. Concepción Naval, Vicerrectora de Profesorado de la Universidad de Navarra, que dirigió unas palabras de bienvenida e introdujo los trabajos del Simposio. A continuación, el Cardenal Arzobispo de Barcelona, el Emmo. y Revmo. Sr. Lluís Martínez Sistach, presentó la conferencia titulada “Las asociaciones de fieles en la vida de la Iglesia”. Hay que destacar que el Cardenal Arzobispo de Barcelona es un experto en este tema. Es autor de la monografía que lleva por título Las asociaciones de fieles, que ha alcanzado cinco ediciones en lengua castellana y ha sido traducida al italiano, al alemán y al inglés. La conferencia de la Profª. Ombretta Fumagalli Carulli, Catedrática de Derecho Canónico y Derecho Eclesiástico en la Facultad de Derecho de la Universidad Católica del “Sacro Cuore” de Milán, versó sobre “El derecho de asociación en la Iglesia”. Con la intervención del Sr. D. Fernando Lozano Pérez, titulada “Intervención de la autoridad eclesiástica en las asociaciones de fieles”, concluyó la sesión matutina del primer día del Simposio. D. Fernando es el actual Secretario Técnico de la Junta Episcopal de Asuntos Jurídicos de la Conferencia Episcopal Española. Es también Profesor de Derecho Canónico en la Universidad Pontificia de Comillas.


5. La sesión vespertina se inició con la intervención de la Sra. Dña. Ana Álvarez de Lara, Secretaria Nacional de Manos Unidas, con el título “Asociaciones canónicas y acción social de la Iglesia: la realidad de Manos Unidas”. Manos Unidas es una asociación nacional de fieles que ha cumplido cincuenta años de existencia y trabaja en la erradicación de la pobreza y el hambre, inspirada en la Doctrina Social de la Iglesia. Entre sus proyectos destacan los relativos a la educación, la sanidad, la agricultura y la promoción social de la mujer. A continuación, el Prof. Jesús Bogarín Díaz, Profesor titular de Derecho Eclesiástico del Estado en la Facultad de Derecho de la Universidad de Huelva, presentó la conferencia “Eficacia civil de los actos administrativos canónicos en materia de asociaciones”.


6. La mañana del segundo día del Simposio, 5 de noviembre, registró tres intervenciones. La Profª. Carmen Garcimartín, Profesora titular de Derecho Eclesiástico del Estado en la Facultad de Derecho de la Universidad de La Coruña presentó el tema “Cuestiones registrales relativas a las asociaciones canónicas”. La Profª. Carmen Peña, Profesora de la Facultad de Derecho Canónico de la Universidad Pontificia de Comillas disertó sobre “El Derecho particular de España sobre las asociaciones de fieles”. Finalmente, la Dra. María Areitio, de la Asociación Misionera Servidores del Evangelio de la Misericordia de Dios conferenció acerca del “Derecho de asociación y vida consagrada”. Al inicio de la tarde me correspondió tratar de las “Asociaciones internacionales de fieles”. Mi exposición se dividió en estos cinco temas: La dimensión internacional del fenómeno asociativo en la Iglesia; Las organizaciones internacionales católicas y el Directorio de 1971; La nueva época asociativa de los fieles laicos y la nueva legislación de la Iglesia; ¿Una ley especial para los movimientos eclesiales? y Asociaciones internacionales e Iglesias particulares. Seguidamente, el Prof. Arturo Cattaneo, Profesor en la Facultad de Derecho Canónico San Pío X de Venecia, trató sobre las “Cuestiones canónicas planteadas por los nuevos movimientos eclesiales”. El Prof. Cattaneo dedicó su intervención a considerar las principales características de los movimientos eclesiales, así como algunas cuestiones específicas, como la incardinación de los sacerdotes en los movimientos eclesiales y la pertenencia de miembros Institutos de vida consagrada o de Sociedades de vida apostólica.


7. La mañana del último día se inició con la ponencia del Prof. Jesús Miñambres, Profesor de Derecho Patrimonial Canónico de la Universidad Pontificia de la Santa Cruz, acerca del “Régimen patrimonial de las asociaciones canónicas”, a la que siguió la del Prof. Miguel Rodríguez Blanco, Catedrático de Derecho Eclesiástico del Estado en la Facultad de Derecho de la Universidad de Alcalá de Henares, sobre "Medidas de fomento y promoción en materia de asociaciones: régimen fiscal y mecenazgo". Finalmente el Prof. Juan González Ayesta, Profesor de la Facultad de Derecho Canónico de la Universidad de Navarra y Vocal del VIII Simposio, sintetizó los principales temas tratados durante las jornadas. El Simposio finalizó con unas palabras del Prof. Jorge Otaduy, Director del Instituto Martín de Azpilcueta.


8. Considero muy enriquecedora mi participación en este Simposio por los temas que se abordaron acerca de las asociaciones de fieles, así como por el alto nivel científico de las intervenciones que escuché. Confío en que las actas del Simposio puedan publicarse lo antes posible, para que estén a disposición tanto de los especialistas en esta materia, como de todas las personas interesadas en estas cuestiones.


sabato 22 agosto 2009

Los Movimientos Eclesiales y Nuevas Comunidades, frente a los desafíos de la nueva evangelización



Congreso de Hogares Nuevos - Obra de Cristo
Roma (Centro Congressi “Salesianum”), 16 - 22 de septiembre de 2007


1. Introducción: “25 años, fieles a la Iglesia y amando a las familias”

Mis primeras palabras quieren ser, ante todo, de cordial felicitación al P. Ricardo Enrique Facci, Fundador y Presidente de Hogares Nuevos - Obra de Cristo, así como a todos Ustedes, miembros y simpatizantes de este movimiento eclesial, surgido en Argentina el 24 de octubre de 1982, presentes estos días en Roma para celebrar cerca del Vicario de Cristo el veinticinco aniversario de la fundación de esta asociación internacional de fieles, que se encuentra establecida en diversos países del continente americano.

El lema escogido para el Congreso que inició ayer en esta sede contiene dos aspectos que se compenetran profundamente: la fidelidad a la Iglesia, de una parte, y el amor a las familias, de otra. La fidelidad a la Iglesia de Cristo, a través de la sincera obediencia al magisterio del Romano Pontífice y de los Obispos en comunión con él, manifiesta el amor a Jesucristo, su fundador. El amor a las familias es consecuencia directa de la fidelidad a Jesucristo y a su Iglesia. En la Carta a las Familias (2 de febrero de 1994), el Siervo de Dios Juan Pablo II escribió que la familia es el primer y más importante camino de la Iglesia, porque en ella la persona realiza su propia vocación (cfr. n. 2). Por esta razón, Juan Pablo II animó constantemente durante su pontificado a hacer de la familia cristiana el corazón de la nueva evangelización.

Hogares Nuevos - Obra de Cristo nació para dar respuesta a la llamada de Juan Pablo II contenida en el n. 86 de la Exhortación Apostólica post-sinodal Familiaris Consortio (22 de noviembre de 1981): «Deben amar de manera particular a la familia». Explicaba el Papa, a continuación: «Se trata de una consigna concreta y exigente. Amar a la familia significa saber estimar sus valores y posibilidades, promoviéndolos siempre. Amar a la familia significa individuar los peligros y males que la amenazan, para poder superarlos. Amar a la familia significa esforzarse por crear un ambiente que favorezca su desarrollo. Finalmente, una forma eminente de amor es dar a la familia cristiana de hoy, con frecuencia tentada por el desánimo y angustiada por las dificultades crecientes, razones de confianza en sí misma, en las propias riquezas de naturaleza y gracia, en la misión que Dios le ha confiado: “Es necesario que las familias de nuestro tiempo vuelvan a remontarse más alto. Es necesario que sigan a Cristo”» (FC, 86).

La Exhortación Apostólica post-sinodal Familiaris Consortio es fruto de la VI Asamblea General Ordinaria del Sínodo de los Obispos, celebrado en Roma del 26 de septiembre al 25 de octubre de 1980, sobre «La misión de la familia cristiana en el mundo actual», con la finalidad de hacer tomar conciencia de que cada familia y, en particular, la familia cristiana, lleva en sí una extraordinaria riqueza de valores y de tareas en orden a edificar la Iglesia y la entera sociedad humana1. Considero relevante destacar aquí que antes de cumplirse el primer año de la publicación de este documento pontificio, veía la luz en Argentina Hogares Nuevos - Obra de Cristo.

Este Movimiento, permeado de una espiritualidad cristocéntrica y poniéndose bajo la especial protección de la Sagrada Familia de Nazaret, se propone proclamar las enseñanzas de la Iglesia sobre el matrimonio y la familia en toda su integridad y con generosidad misionera; anunciar con alegría y convicción la Buena Nueva sobre el matrimonio y la familia, para que las familias puedan alcanzar metas altas en el seguimiento de Cristo; suscitar en todos sus miembros una conducta de vida inspirada en el Evangelio y en la fe de la Iglesia Católica, formando las conciencias según los valores cristianos; potenciar el espíritu de solidaridad en diversas obras de caridad cristiana y, por último, preparar personas competentes en los variados sectores de la pastoral familiar.


2. “La misión de la Iglesia es evangelizar” (Documento de Aparecida, 30-32)

En el n. 30 del Documento Conclusivo de la V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano y del Caribe, celebrada en Aparecida (Brasil), del 13 al 31 de mayo de 2007, cuyo tema fue «Discípulos y misioneros de Jesucristo para que nuestros pueblos en Él tengan vida. “Yo soy el camino, la verdad y la vida” (Jn 14, 6)», leemos: «La historia de la humanidad, a la que Dios nunca abandona, transcurre bajo su mirada compasiva. Dios ha amado tanto nuestro mundo que nos ha dado a su Hijo. Él anuncia la buena noticia del Reino a los pobres y a los pecadores. Por esto, nosotros, como discípulos de Jesús y misioneros, queremos y debemos proclamar el Evangelio, que es Cristo mismo»2.

La Iglesia es esencialmente misionera y, en consecuencia, tiene como tarea fundamental transmitir la fe a la generación presente y a las futuras, guiada por el Espíritu Santo y obedeciendo al mandato de Cristo, quien antes de ascender al cielo dijo a sus Apóstoles: «–Id al mundo entero y predicad el Evangelio a toda criatura» (Mc 16, 15). El anuncio de la Buena Nueva traída por Jesucristo compete a todos los fieles cristianos sin excepción (laicos, sacerdotes y religiosos). La evangelización siempre será un cometido actual para la Iglesia, pero en las circunstancias presentes se ha convertido en absolutamente necesario y urgente. A la tentación de sucumbir a una pastoral de “mantenimiento” o de “conservación” de la situación existente, hay que reaccionar presentando con valentía una pastoral de “evangelización”, que conduzca a llevar el Evangelio a todos los ambientes humanos. Atención particular en la tarea apostólica merecen los niños, los jóvenes y las familias, hacia quienes conviene dedicar las mejores energías evangelizadoras.

Durante el Discurso inaugural de la V Conferencia en Aparecida, el Santo Padre Benedicto XVI afirmó que «la Iglesia tiene la gran tarea de custodiar y alimentar la fe del pueblo de Dios, y recordar también a los fieles de este continente que, en virtud de su bautismo, están llamados a ser discípulos y misioneros de Jesucristo. Esto conlleva seguirlo, vivir en intimidad con él, imitar su ejemplo y dar testimonio. Todo bautizado recibe de Cristo, como los Apóstoles, el mandato de la misión»3.

La evangelización fue el tema de dos importantes documentos pontificios de obligada lectura y reflexión: la Exhortación Apostólica post-sinodal Evangelii nuntiandi (8 de diciembre de 1975), del Siervo de Dios Pablo VI, y la Encíclica Redemptoris missio (7 de diciembre de 1990), del Siervo de Dios Juan Pablo II. Entre ellas median quince años de diferencia. La Exhortación de Pablo VI aparecía a mitad de la década de los setenta, al cumplirse el décimo aniversario de la promulgación del Decreto Ad gentes, del Concilio Vaticano II, cuando se constataban en la vida de la Iglesia las primeras consecuencias de una cultura secularizada que estaba tomando cuerpo en el mundo contemporáneo. Especialmente significativo es el capítulo VII de la Exhortación (“El espíritu de la Evangelización”), que ofrece una síntesis de la espiritualidad de la evangelización, de perenne validez para todos los fieles en la Iglesia.

Por su parte, en la Encíclica Redemptoris missio (publicada al cumplirse veinticinco años de la promulgación del Decreto Ad gentes) Juan Pablo II quiso reafirmar la dimensión intrínsecamente misionera de la Iglesia, con una miranda amplia y esperanzadora hacia el futuro, en el que Dios prepara una nueva primavera para el Evangelio. La Encíclica afronta la necesidad de que todos los fieles redescubran la llamada universal a la misión, que surge de la radical novedad de vida, traída por Cristo y vivida por sus discípulos» (RM, 7).

Con su excepcional ardor misionero, Juan Pablo II puso de manifiesto que la tarea evangelizadora requiere los mejores esfuerzos de todos los miembros de la Iglesia para dar a conocer a Jesucristo, teniendo en cuenta que son todavía muchos los que todavía no lo conocen en absoluto, o bien, habiéndolo conocido en su infancia, porque tal vez recibieron alguno de los sacramentos de la iniciación cristiana (Bautismo, Confirmación y Eucaristía), se han alejado de Él y viven como si Dios no existiera (“etsi Deus non daretur”)4. En cambio, Benedicto XVI propone a la humanidad fundamentar la propia vida como si Dios existiera (“etsi Deus daretur”), pensando que “aunque yo no me lo crea, bien pudiera ser que exista”. «Es el consejo que querríamos dar también hoy -decía el por entonces Cardenal Joseph Ratzinger- a los amigos que no creen. Así ninguno queda limitado en su libertad, sino que todas nuestras cosas encuentran un soporte y un criterio del cual tenemos urgente necesidad»5.


3. Santidad y evangelización

La tarea evangelizadora (vocación universal a la misión) se encuentra íntimamente relacionada con la santidad de vida del cristiano (vocación universal a la santidad en la Iglesia), de modo tal que la una depende de la otra. La fecundidad apostólica es fruto de una amistad íntima con Cristo, de la participación de su Espíritu, de la unión a sus mismos sentimientos (Flp. 2, 5), que supone amar a todas las almas. «Todos estamos igualmente llamados a la santidad. No hay cristianos de segunda categoría, obligados a poner en práctica sólo una versión rebajada del Evangelio: todos hemos recibido el mismo Bautismo y, si bien existe una amplia diversidad de carismas y de situaciones humanas, uno mismo es el Espíritu que distribuye los dones divinos, una misma la fe, una misma la esperanza, una la caridad»6.

Juan Pablo II escribió con profunda sabiduría que el verdadero misionero es el santo (RM, 90). La nueva evangelización presupone el anhelo de santidad y la entrada efectiva del cristiano por caminos de santidad de vida. Revivir en el mundo de hoy la epopeya evangelizadora que caracterizó las primeras comunidades cristianas es posible si en la base se encuentra el dinamismo de la santidad personal. Así se expresaba Juan Pablo II en la Carta Apostólica Novo Millennio Ineunte (6 de enero de 2001), al concluir el Gran Jubileo del año 2000: «Doy gracias al Señor que me ha concedido beatificar y canonizar durante estos años a tantos cristianos y, entre ellos a muchos laicos que se han santificado en las circunstancias más ordinarias de la vida. Es el momento de proponer de nuevo a todos con convicción este “alto grado” de la vida cristiana ordinaria. La vida entera de la comunidad eclesial y de las familias cristianas debe ir en esta dirección» (31).

Conviene subrayar aquí la especial importancia y necesidad que reviste en la Iglesia y en la sociedad la acción apostólica de los fieles laicos, porque su existencia transcurre en medio de las circunstancias de la vida cotidiana (trabajo, estudio, relaciones familiares y sociales, deporte, sana diversión, etc.), que están llamados a santificar. De este modo, el apostolado de los fieles laicos puede alcanzar aquellos ambientes de vida a los que sólo ellos pueden llegar (LG, 33). Refiriéndose al papel de los fieles laicos de llevar el testimonio de Cristo al mundo entero, Benedicto XVI decía en el Discurso inaugural de la V Conferencia General, de Aparecida: «Muchos de vosotros pertenecéis a movimientos eclesiales, en los que podemos ver signos de la multiforme presencia y acción santificadora del Espíritu Santo en la Iglesia y en la sociedad actual. Estáis llamados a llevar al mundo el testimonio de Jesucristo y a ser fermento del amor de Dios en la sociedad»7.

En el Mensaje para la Jornada Misionera Mundial de 2007, Benedicto XVI recuerda que «la primera y prioritaria contribución que estamos llamados a ofrecer a la acción misionera de la Iglesia, es la oración». Y a los jóvenes del mundo entero, en preparación de la XXIII Jornada Mundial de la Juventud (2008), les escribe: «La fecundidad apostólica y misionera no es el resultado principalmente de programas y métodos pastorales sabiamente elaborados y “eficientes”, sino el fruto de la oración comunitaria incesante»8.

Desde esta perspectiva, la oración hace eficaz todos los esfuerzos evangelizadores. A la oración es necesario unir también el sacrificio, valorando el sentido sobrenatural de todo sufrimiento físico o moral aceptado y ofrecido a Dios con amor, así como las pequeñas o grandes contrariedades que inevitablemente comporta la existencia humana.

La santidad y la evangelización presuponen a su vez la formación en la doctrina cristiana. En este sentido, los Movimientos Eclesiales y las Nuevas Comunidades se presentan como auténticos ámbitos de formación en la fe, cada uno de ellos dotado de una pedagogía propia, de la que se benefician tanto los miembros como sus amigos y simpatizantes que se acercan a las diversas actividades que promueven estas realidades eclesiales. Benedicto XVI apela continuamente en su magisterio al estudio del Catecismo de la Iglesia Católica y al Compendio del Catecismo de la Iglesia Católica, como instrumentos insustituibles para la formación de los fieles.


4. Carismas en la Iglesia para un nuevo anuncio del Evangelio

Es bien sabido que el luminoso pontificado de Juan Pablo II se distinguió, entre muchos aspectos, por la valorización de las diversas manifestaciones del Espíritu, como un elemento esencial de la vida de la Iglesia. Un ejemplo notorio es la relación que Juan Pablo II mantuvo con los diversos Movimientos Eclesiales y las Nuevas Comunidades, así como con otras nuevas realidades en la Iglesia, considerándolos corrientes relevantes de renovación eclesial que contribuyen a la nueva evangelización de los hombres y las mujeres en el mundo actual. Al inicio del tercer milenio, Juan Pablo II escribía: «He repetido muchas veces en estos años la llamada a la nueva evangelización. La reitero ahora, sobre todo para indicar que hace falta reavivar en nosotros el impulso de los orígenes, dejándonos impregnar por el ardor de la predicación apostólica después de Pentecostés. Hemos de revivir en nosotros el sentimiento apremiante de Pablo, que exclamaba: “¡ay de mí si no predicara el Evangelio!” (1 Co 9,16)»9.

Juan Pablo II calificó a los Movimientos Eclesiales y las Nuevas Comunidades como dones preciosos distribuidos por el Espíritu Santo, que son motivo de esperanza para la Iglesia y la entera humanidad. El Papa acogió y valoró estas nuevas realidades eclesiales, las presentó a los Pastores de la Iglesia y las invitó a difundirse en las Iglesias particulares con humildad y sentido de comunión eclesial.

¿Cuál es la razón de esta actitud? La respuesta la podemos encontrar en las palabras que Juan Pablo II dirigió a los participantes al inolvidable encuentro con los Movimientos Eclesiales y las Nuevas Comunidades, que tuvo lugar la tarde del sábado 30 de mayo de 1998, Vigilia de Pentecostés, en la Plaza de San Pedro: «En nuestro mundo, frecuentemente dominado por una cultura secularizada que fomenta y propone modelos de vida sin Dios, la fe de muchos es puesta a dura prueba y no pocas veces sofocada y apagada. Se siente, entonces, con urgencia la necesidad de un anuncio fuerte y de una sólida y profunda formación cristiana. ¡Cuánta necesidad existe hoy de personalidades cristianas maduras, conscientes de su identidad bautismal, de su vocación y misión en la Iglesia y en el mundo! ¡Cuánta necesidad de comunidades cristianas vivas! Y aquí entran los movimientos y las nuevas comunidades eclesiales: son la respuesta, suscitada por el Espíritu Santo, a este dramático desafío del fin del milenio. Vosotros sois esta respuesta providencial» (7)10.

Unido idealmente al de 1998, fue asimismo memorable el encuentro de Benedicto XVI con los Movimientos Eclesiales y las Nuevas Comunidades, celebrado también en la Plaza de San Pedro el sábado 3 de junio de 2006, durante las primeras Vísperas de la solemnidad de Pentecostés. La decisión de Benedicto XVI de convocar a los Movimientos Eclesiales y las Nuevas Comunidades constituye un signo de continuidad con el magisterio de Juan Pablo II. La relación de Benedicto XVI con estas nuevas realidades eclesiales es antigua, como él mismo ha manifestado en más de una ocasión. El Papa las considera irrupciones del Espíritu Santo en la historia de la Iglesia, que renuevan la estructura misma de la Iglesia, convirtiéndose en lugares de fe, en las que los jóvenes y los adultos experimentan un modelo de vida en la fe como una oportunidad para la vida de hoy.

Estas son las grandes líneas guía que el Papa entregó a los asistentes al acto: «El Espíritu Santo, a través del cual Dios viene a nosotros, nos trae vida y libertad [...] Los Movimientos han nacido precisamente de la sed de la vida verdadera [y] quieren y deben ser escuelas de libertad, de esta libertad verdadera, [la] libertad de los hijos de Dios [...] Participad en la edificación del único cuerpo [...] Queridos amigos, os pido que seáis, aún más, mucho más, colaboradores en el ministerio apostólico universal del Papa, abriendo las puertas a Cristo»11.

Leemos en el Catecismo de la Iglesia Católica: «Extraordinarios o sencillos y humildes, los carismas son gracias del Espíritu Santo, que tienen directa o indirectamente una utilidad eclesial; los carismas están ordenados a la edificación de la Iglesia, al bien de los hombres y a las necesidades del mundo» (n. 799). Un carisma, por tanto, es una gracia especial (gratia gratis data) diversa de la gracia santificante (gratia gratum faciens), que el Espíritu Santo derrama no sólo para la santificación de un fiel, sino para el bien de toda la comunidad eclesial.

Resulta interesante constatar que Santo Tomás de Aquino no utiliza el término “carisma”; como equivalente usa la expresión gratia gratis data, que es la gracia mediante la cual un hombre ayuda a otro a volver a Dios. Esta gracia no se concede para la santificación de la persona que la recibe, sino para cooperar a la santificación ajena12.

Juan Pablo II señaló en la Exhortación Apostólica post-sinodal Christifideles laici que «los carismas han de ser acogidos con gratitud, tanto por parte de quien los recibe, como por parte de todos en la Iglesia. Son, en efecto, una singular riqueza de gracia para la vitalidad apostólica y para la santidad del entero Cuerpo de Cristo, con tal que sean dones que verdaderamente provengan del Espíritu, y sean ejercidos en plena conformidad con los auténticos impulsos del Espíritu» (ChL, n. 24).

Corresponde a la autoridad eclesiástica el deber de examinar la autenticidad de los carismas, así como garantizar su uso ordenado en la Iglesia13. Esta acción de la autoridad se puede denominar discernimiento, acompañamiento, etc. La tarea de la autoridad eclesiástica respecto a los carismas incluye también el grave deber de «no apagar el Espíritu» (1 Ts 5, 12-13).

Después del Concilio Vaticano II, e incluso antes, se ha escrito mucho acerca de la relación entre carisma e institución, es decir, la jerarquía, en la Iglesia. Algunos autores han puesto de relieve una presunta incompatibilidad entre ambos, aduciendo que la espontaneidad del Pueblo de Dios prevalece a la institución, la cual tiende a oprimir la acción del Espíritu en la Iglesia14.

Gérard Philips (1899-1972), teólogo belga que participó activamente en el último concilio ecuménico, escribió: «Los servicios jerárquicos y los dones puramente carismáticos se completan recíprocamente. Cuando el ejercicio del ministerio se aleja demasiado del Espíritu, se asoman amenazantes la rigidez y la esterilidad. Cuando el carisma se revuelve contra la autoridad estamos al borde del abismo, donde reina el desorden, el iluminismo y la confusión»15. Por su parte, el Cardenal Ratzinger evidenció que la contraposición dualística entre la dimensión carismática y la dimensión institucional describe de modo insuficiente la realidad misma de la Iglesia16.

Carisma e institución en la Iglesia no se contraponen, sino que se complementan recíprocamente a lo largo de la historia de la salvación. Juan Pablo II se dirigió a los Movimientos Eclesiales y las Nuevas Comunidades el 30 de mayo de 1998 afirmando que la dimensión carismática y la dimensión institucional son co-esenciales a la constitución misma de la Iglesia y «concurren, aunque de manera diversa, a su vida, a su renovación y a la santificación del pueblo de Dios»17.

Como conclusión de este apartado, me parece oportuno citar aquí las palabras pronunciadas por el actual Presidente del Consejo Pontificio para los Laicos durante el primer congreso de los Movimientos Eclesiales y de las Nuevas Comunidades de América Latina, celebrado en Bogotá en marzo de 2006: «Los movimientos eclesiales y las nuevas comunidades son portadores de un precioso potencial evangelizador, del que la Iglesia tiene urgente necesidad, hoy. Representan una riqueza aún no conocida ni valorizada plenamente»18.


5. La eclesialidad de los Movimientos Eclesiales y las Nuevas Comunidades

Uno de los frutos de la eclesiología y, más concretamente, de la teología del laicado del Concilio Vaticano II es, sin duda, utilizando la expresión de Juan Pablo II, la «nueva época asociativa de los fieles laicos» (ChL, 29), a la que estamos asistiendo. El Espíritu Santo está avivando la vida de la Iglesia con la aparición de nuevas formas de apostolado, muchas de ellas susceptibles de ser configuradas canónicamente como asociaciones de fieles. En vista de este florecimiento asociativo, Juan Pablo II precisó cinco criterios de eclesialidad para las asociaciones laicales en el n. 30 de la Exhortación Apostólica post-sinodal Christifideles Laici, con el fin de que pudieran servir de guía tanto a los Pastores de la Iglesia en su tarea de discernimiento de estas realidades eclesiales, como a los responsables y miembros de las asociaciones. Estos criterios de eclesialidad son los siguientes:

1º) La primacía de la vocación cristiana a la santidad. Las asociaciones de fieles están llamadas a ser instrumentos al servicio de la santidad en la Iglesia, vocación que todos los cristianos hemos recibido con el sacramento del Bautismo y que el Concilio Vaticano II ha recordado en modo solemne (LG, cap. V), siguiendo las enseñanzas de Jesucristo: «Sed perfectos como mi padre celestial es perfecto» (Mt 5, 48)19. Hace pocos días, recordando las enseñanzas de San Gregorio de Nisa durante la catequesis sobre los Padres Apostólicos, Benedicto XVI afirmaba precisamente que «la plena realización del hombre consiste en la santidad, en una vida vivida en el encuentro con Dios, que de este modo llega a ser luminosa también para los demás, también para el mundo»20.

2º) La responsabilidad de confesar la fe católica. Los miembros de las asociaciones de fieles deben acoger y proclamar la verdad sobre la Iglesia y sobre el hombre, en obediencia al magisterio de la Iglesia, que la interpreta auténticamente21.

3º) El testimonio de una comunión firme y convencida con el Romano Pontífice y con los Obispos, que se manifiesta en la disponibilidad para acoger sus enseñanzas doctrinales y sus orientaciones pastorales y exige el reconocimiento de la legítima pluralidad de formas asociativas en la Iglesia, así como la disponibilidad para la colaboración en todos los ámbitos de la vida eclesial.

4º) La conformidad y la participación en el fin apostólico de la Iglesia, es decir, la evangelización y la santificación de la humanidad, tarea fundamental de la Iglesia, a la que los miembros de las asociaciones de fieles están llamados a participar activamente, con espíritu misionero.

5º) El compromiso de una presencia en la sociedad humana, con el fin de crear unas condiciones más justas y fraternas en la sociedad. Esta misión compete especialmente a los fieles laicos, quienes, debido a la índole secular de su vocación específica en la Iglesia, están llamados a «buscar el reino de Dios tratando y ordenando, según Dios, los asuntos temporales» (LG, 31).


6. Conclusión: «Yo estoy con vosotros todos los días hasta el fin del mundo» (Mt 28, 20)

El Mensaje de la V Conferencia General a los Pueblos de América Latina y del Caribe convoca a todos los fieles a una gran misión continental. Para realizar este cometido se requiere esperanza, llena también de optimismo humano, que encuentra su fundamento en la seguridad de que Dios nos es cercano en todo momento y nos acompaña en nuestro caminar. Jesucristo está con nosotros todos los días hasta el fin del mundo. Él es el Emmanuel, el «Dios-con-nosotros» y quiere que vayamos por el mundo, enseñando el Evangelio a toda criatura.

Teniendo en cuenta que Hogares Nuevos - Obra de Cristo es un movimiento eclesial que está al servicio de las familias cristianas, me parece oportuno terminar con unas palabras de la Homilía pronunciada por Benedicto XVI en la Santa Misa con motivo del V Encuentro Mundial de las Familias, celebrado en la Ciudad de las Artes y las Ciencias de Valencia, el 9 de julio de 2006: «La familia cristiana —padre, madre e hijos— está llamada, pues, a cumplir los objetivos señalados no como algo impuesto desde fuera, sino como un don de la gracia del sacramento del matrimonio infundida en los esposos. Si estos permanecen abiertos al Espíritu y piden su ayuda, él no dejará de comunicarles el amor de Dios Padre manifestado y encarnado en Cristo. La presencia del Espíritu ayudará a los esposos a no perder de vista la fuente y medida de su amor y entrega, y a colaborar con él para reflejarlo y encarnarlo en todas las dimensiones de su vida. El Espíritu suscitará asimismo en ellos el anhelo del encuentro definitivo con Cristo en la casa de su Padre y Padre nuestro»22.



Roma, 17 de septiembre de 2007




1 Cfr. D. TETTAMANZI (a cura di), L’Esortazione sulla famiglia «Familiaris consortio», Milano 1982, p. 5.
2 El Documento Conclusivo puede consultarse en la página web http://www.celam.org (visitada el 29 de agosto de 2007).
3 BENEDICTO XVI, Discurso inaugural de la V Conferencia, Aparecida, n. 3, «L’Osservatore Romano». Edición en lengua española, 25-V-2007, p. 9.
4 Célebre expresión del jurista holandés Hugo Grocio (1583-1645), según el cual el derecho natural sería igualmente válido aunque Dios no existiera.
5 J. RATZINGER, L´Europa di Benedetto nella crisi delle culture, Siena 2005, p. 63. [La traducción es nuestra].
6 SAN JOSEMARÍA ESCRIVÁ, Es Cristo que pasa, Madrid 1973, n. 134.
7 BENEDICTO XVI, Discurso inaugural de la V Conferencia, Aparecida, n. 5, «L’Osservatore Romano». Edición en lengua española, 25-V-2007, p. 11.
8 ID., Mensaje del Santo Padre a los jóvenes del mundo con ocasión de la XXIII Jornada Mundial de la Juventud (2008), 4.
9 JUAN PABLO II, Carta Apostólica Novo Millennio Ineunte, 40.
10 ID., Discurso, «L’Osservatore Romano». Edición en lengua española, 5-VI-1998, p. 14.
11 BENEDICTO XVI, Homilía, «L’Osservatore Romano». Edición en lengua española, 9-VI-2006, p. 6.
12 Cfr. SANTO TOMÁS DE AQUINO, S. Th., I-II, q. 111, a. 1, c.
13 Cfr. JUAN PABLO II, Exhortación Apostólica post-sinodal Christifideles laici, 24.
14 Durante el segundo milenio cristiano surgieron errores basados en una comprensión equivocada de la relación entre carisma e institución, como el joaquinismo o espiritualismo, de una parte, y el clericalismo, de otra. Para un estudio particular sobre esta cuestión, cfr. D.L. SCHINDLER, Istituzione e carisma, en PONTIFICIUM CONSILIUM PRO LAICIS, en I movimenti nella Chiesa, Ciudad del Vaticano 1998, pp. 67-76.
15 G. PHILIPS, La Chiesa e il suo mistero. Storia, testo e commento della Costituzione «Lumen gentium», Milano 1993, p. 162. [La traducción es nuestra].
16 J. RATZINGER, I movimenti ecclesiali e la loro collocazione teologica, en Nuovi irruzioni dello Spirito. I movimenti nella Chiesa, Cinisello Balsamo 2006, pp. 16-21.
17 JUAN PABLO II, Discurso, «L’Osservatore Romano». Edición en lengua española, 5-VI-1998, p. 14.
18 S. RYŁKO, Los movimientos eclesiales y las nuevas comunidades: respuesta del Espíritu Santo a los desafíos de la evangelización, hoy, en la página web http://www.celam.org/ (visitada el 29 de agosto de 2007). Cfr. Documento de Aparecida, 311-313.
19 Cfr. también Lv 11, 44-45 («Porque yo soy el Señor, vuestro Dios: santificaos y sed santos, porque yo soy santo [...] Habéis de ser santos, porque yo soy santo»); 19, 2 («Sed santos, porque Yo, el Señor, vuestro Dios, soy santo); 22, 32 («Yo soy el Señor, que os santifico»); 1 Ts 4, 3 («Porque ésta es la voluntad de Dios: vuestra santificación»).
20 BENEDICTO XVI, «L’Osservatore Romano», 30-VIII-2007, p. 4. [La traducción es nuestra].
21 El n. 437/a del Documento de Aparecida sugiere a la pastoral familiar implicar a los movimientos y asociaciones matrimoniales y familiares a favor de las familias, con el fin de tutelar y apoyar la familia.
22 BENEDICTO XVI, Homilía, «L’Osservatore Romano». Edición en lengua española, 14-VII-2006, p. 13.