domenica 29 agosto 2010

Il dono di sé nei movimenti ecclesiali (I)


Vita Consacrata, luglio/agosto 2010.



1. Introduzione



In primo luogo, mi pare necessario distinguere, a scanso di equivoci, le cosiddette nuove forme di vita consacrata dai movimenti ecclesiali, giacché è su questi ultimi che verterà questo lavoro, dato che i movimenti ecclesiali trovano nel Pontificio Consiglio per i Laici il loro Dicastero di riferimento a livello della Curia Romana. Mentre, le cosiddette nuove forme di vita consacrata, erette a tenore del can. 605 del Codice di Diritto Canonico (CIC), rientrano nell’ambito di competenza della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica[1]. La struttura di questi enti incorpora gli elementi essenziali, teologici e canonici, propri della vita consacrata, pur non adeguandosi del tutto alle norme del CIC che riguardano gli istituti di vita consacrata. In realtà, com’è stato ribadito più volte, sarebbe più consono denominare queste realtà ecclesiali come istituti nuovi di vita consacrata, poiché fino ad oggi nella Chiesa sono state riconosciute solo due forme di vita consacrata: gli istituti religiosi e gli istituti secolari. Come si può osservare, dunque, l’attribuzione della competenza di questi nuovi enti a Dicasteri diversi della Curia Romana lascia intendere con chiarezza che sono di diversa natura ecclesiale.



Premesso questo, tenterò prima di individuare i tratti salienti della prassi del Pontificio Consiglio per i Laici in merito al dono di sé nei movimenti ecclesiali. Successivamente, proporrò alcune riflessioni teologiche e canoniche su questo argomento. Infine, cercherò di tracciare alcune conclusioni sul tema.





2. La prassi del Pontificio Consiglio per i Laici circa il dono di sé nei movimenti ecclesiali



Si può certamente affermare che il Pontificio Consiglio per i Laici è un Dicastero relativamente recente all’interno della pluricentenaria Curia Romana. Esso fu creato dal servo di Dio Papa Paolo VI, il 6 gennaio 1967 con il Motu proprio Catholicam Christi Ecclesiam[2], al fine di dare esecuzione al n. 26 del decreto conciliare sull’apostolato dei laici Apostolicam actuositatem, che prevedeva la creazione nella Santa Sede di «uno speciale segretariato per il servizio e l’impulso dell’apostolato dei laici (…). In questo segretariato abbiano la parte loro i movimenti e le iniziative dell’apostolato dei laici esistenti in tutto il mondo e vi collaborino con i laici anche clero e religiosi».



In ossequio agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e dei papi, il Pontificio Consiglio per i Laici apprezza e incoraggia il diritto naturale di libertà associativa dei fedeli laici, riconosciuto dalla Chiesa, che trova la sua conferma nelle diverse manifestazioni dell’associazionismo laicale, sia in quelle di tipo tradizionale sia nelle molteplici espressioni di vita associata sorte con i nuovi movimenti ecclesiali. Tramite esse lo Spirito Santo feconda incessantemente la Chiesa in ordine alla santità del popolo di Dio e in vista della missione evangelizzatrice a cui tutti i fedeli sono chiamati.



All’inizio degli anni ottanta, in concomitanza con l’esordio del pontificato del servo di Dio Giovanni Paolo II, hanno cominciato a rivolgersi al Pontificio Consiglio per i Laici alcune realtà aggregative nate nell’alveo della dinamica creatasi a seguito del Concilio Vaticano II – e alcune anche prima – allo scopo di sollecitare un riconoscimento canonico a livello internazionale. Si trattava di soggetti che presentavano una fisonomia molto diversa da quella tipica delle associazioni tradizionali nella Chiesa: mi riferisco a quelle realtà ecclesiali che oggi conosciamo comunemente con il nome di “movimenti ecclesiali”.


Nel messaggio indirizzato ai partecipanti al Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali, tenutosi a Roma dal 27 al 29 maggio 1998, Giovanni Paolo II scriveva: «Che cosa si intende, oggi, per “Movimento”? Il termine viene spesso riferito a realtà diverse fra loro, a volte, persino per configurazione canonica. Se, da un lato, esso non può certamente esaurire né fissare la ricchezza delle forme suscitate dalla creatività vivificante dello Spirito di Cristo, dall’altro sta però ad indicare una concreta realtà ecclesiale a partecipazione in prevalenza laicale, un itinerario di fede e di testimonianza cristiana che fonda il proprio metodo pedagogico su un carisma preciso donato alla persona del fondatore in circostanze e modi determinati»[3].



In queste parole di Giovanni Paolo II possiamo riscontrare gli elementi essenziali per la definizione di movimento ecclesiale. In primo luogo, si tratta di una realtà concreta nella Chiesa, a cui partecipano principalmente fedeli laici – nonostante possano prendervi parte anche chierici e membri di istituti di vita consacrata e società di vita apostolica –, che si fonda su un carisma originario ricevuto da un fondatore in circostanze storiche e modi determinati. Mi riferisco, infatti, a un carisma vocazionale, cioè che incita il fedele cristiano ad assumere impegni di vita che abbracciano l’intera esistenza e comportano una donazione personale a Dio. D’altro canto, i movimenti ecclesiali sono portatori di una propria pedagogia della fede che conduce i membri a un incontro personale con Cristo e, al contempo, li sprona all’apostolato.



Nel tentativo di offrire una definizione di movimento ecclesiale, l’allora cardinale Ratzinger affermava che «i movimenti nascono per lo più da una personalità carismatica guida, si configurano in comunità concrete che in forza della loro origine rivivono il Vangelo nella sua interezza e senza tentennamenti riconoscono nella Chiesa la loro ragione di vita, senza di cui non potrebbero sussistere»[4].



Alla luce di quanto detto, dunque, i movimenti ecclesiali si presentano al nostro sguardo come precise realtà aggregative carismatiche, essenzialmente laicali, strutturate come comunità di fedeli, con un proprio metodo pedagogico della fede che implica un impegno esistenziale da parte dei membri, in vista della realizzazione della vocazione cristiana, e sono dotati di dinamismo missionario. Sino ad oggi, la stragrande maggioranza dei movimenti ecclesiali sono stati configurati canonicamente come associazioni internazionali di fedeli e, dunque, a livello della Curia Romana rientrano nell’ambito di competenza del Pontificio Consiglio per i Laici[5]. (...)









[1] Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Const. Ap. Pastor Bonus, art. 110. Tra le pubblicazioni più recenti che concernono le cosiddette nuove forme di vita consacrata, si possono citare: A. ONOFRI, FFB, Nuove forme di vita consacrata e nuove comunità, in «Vita Consacrata», 44/1-2 (2008/5-6), pp. 444-450, 530-544; L. SABBARESE, La questione dell’autorità e le nuove forme di vita consacrata, in Periodica 97/2-3 (2008/2-3), pp. 223-249, 387-422.



[2] AAS 59 (1967), pp. 25-28. Una sintesi della storia del Pontificio Consiglio per i Laici si può trovare nell’opera di N. DEL RÉ, La Curia Romana: lineamenti storico-giuridici, Città del Vaticano 1998, pp. 245-248.



[3] GIOVANNI PAOLO II, Messaggio ai partecipanti al Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici, 27-V-1998, in «Insegnamenti di Giovanni Paolo II», 1998, vol. XXI, t. 1, p. 1064.



[4] J. RATZINGER, I movimenti ecclesiali e la loro collocazione teologica, in Nuove irruzioni dello Spirito, Cinisello Balsamo 2006, p. 45.



[5] Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Const. Ap. Pastor Bonus, art. 134. Per un’informazione dettagliata sui movimenti ecclesiali riconosciuti dal Pontificio Consiglio per i Laici, è utile consultare il Repertorio di Associazioni internazionali di fedeli, pubblicato nel 2004 da questo Dicastero, edito dalla Libreria Editrice Vaticana.

mercoledì 14 luglio 2010

Intervista concessa alla rivista della "Comunità Gesù Risorto"



1. Quando e perché è stato istituito il Pontificio Consiglio per i Laici?



Il Pontificio Consiglio per i Laici è stato istituito da Paolo VI nel gennaio del 1967, con l’intento di dar seguito a una direttiva del Concilio Vaticano II, che aveva previsto la costituzione di uno speciale segretariato per il servizio e l’impulso dell’apostolato dei fedeli laici. Quindi, si può affermare che questo Dicastero della Santa Sede è un frutto concreto di quella grande assise ecclesiale della seconda metà del secolo scorso che fu il Concilio Vaticano II, in cui la vocazione e la missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo, cioè quella di permeare di spirito evangelico le realtà temporali, è stato uno dei grandi temi trattati.




2. Qual'è il suo ruolo nell'economia della Chiesa?



Il Dicastero si mantiene fedele alla missione essenziale per la quale è stato creato: la promozione dell’apostolato dei fedeli laici, specialmente in forma associata, sia nelle espressioni tradizionali, come pure in quelle più nuove, come sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità. Con il passare del tempo le sue funzioni si sono ampliate. Infatti, nel 1986 Giovanni Paolo II ebbe a creare la Sezione giovani, come segno della sollecitudine della Chiesa verso la pastorale giovanile. Il Dicastero coadiuva le Chiese particolari nell’organizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù, che è stata una vera e propria intuizione profetica di Papa Wojtyła e che ha dato alla Chiesa preziosi frutti di apostolato.


Sono presenti, inoltre, nel Dicastero la Sezione donna, per la promozione della dignità della donna e della sua missione nella società e nella Chiesa, e la Sezione Chiesa e sport, nata nel 2004 al fine di assicurare al mondo dello sport una più incisiva attenzione da parte della Santa Sede e a diffondere gli insegnamenti della Chiesa Cattolica sullo sport, affinché l'attività sportiva possa contribuire allo sviluppo integrale della persona.




3. Il Pontificio Consiglio per i Laici ha effettivamente contribuito a più stretti rapporti della Chiesa con il laicato? e con quali vantaggi?



Direi proprio di sì, ma vorrei premettere che i fedeli laici fanno parte della Chiesa a pieno titolo in ragione del sacramento del Battesimo. Anzi, essi costituiscono la percentuale più alta dei fedeli nella Chiesa! Essi sono chiamati ad annunciare il Vangelo di Gesù Cristo e a edificare la Chiesa, come soggetti corresponsabili, insieme ai chierici (vescovi, presbiteri e diaconi) e ai religiosi. Ritengo, piuttosto, che il Pontificio Consiglio per i Laici abbia contribuito in questi anni ad accrescere la consapevolezza nei fedeli laici del loro ruolo insostituibile per l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini.





4. Che cosa significa e che cosa implica il riconoscimento dello status di Comunità Internazionale, conferito alle realtà laicali che lo ottengono?



Si tratta di un giudizio di ecclesialità che la Sede Apostolica formula circa la natura e i fini di una concreta realtà aggregativa laicale. L’autorità ecclesiastica (il Romano Pontefice e i vescovi diocesani) ha il diritto e il dovere di vagliare la bontà di queste realtà aggregative, con lo scopo di verificare se esse siano effettivamente validi mezzi per la santificazione dei propri aderenti, come pure per il bene comune dell’intera Chiesa. In altre parole, con il riconoscimento giuridico di questi enti si garantisce che essi costituiscono strade che, seppure nelle loro diversità, conducono alla comune meta della santità cristiana.




5. A cosa attribuisce una così grande fioritura di comunità e realtà laicali di vario genere, che oggi arricchiscono la Chiesa? Frutti del Vaticano II?



Questa grande fioritura a cui assistiamo oggi – basti pensare ai movimenti ecclesiali che sono scaturiti negli ultimi anni, non solo in Europa, ma anche in America Latina e in Asia – sono certamente frutti del Concilio Vaticano II, ma sono, innanzi tutto, conseguenza della continua azione dello Spirito Santo nella storia dell’umanità, che con la sua potenza creatrice, suscita nuovi carismi per la santificazione del popolo di Dio. Quindi, direi che si tratta della manifestazione dell’agire costante del Signore nella vita dell’uomo.


Nel suo recente viaggio in Portogallo, Benedetto XVI ebbe a dire ai vescovi portoghesi: «vi confesso la piacevole sorpresa che ho avuto nel prendere contatto con i movimenti e le nuove comunità ecclesiali. Osservandoli, ho avuto la gioia e la grazia di vedere come, in un momento di fatica della Chiesa, in un momento in cui si parlava di “inverno della Chiesa”, lo Spirito Santo creava una nuova primavera, facendo svegliare nei giovani e negli adulti la gioia di essere cristiani, di vivere nella Chiesa, che è il Corpo vivo di Cristo».




6. Lei che è abituato a seguire i singoli casi delle comunità che chiedono il riconoscimento di Comunità Internazionale, che cosa guarda maggiormente in una realtà che si presenta per ottenerlo, al di là dei requisiti canonici dovuti?



Nel processo di discernimento di queste realtà ecclesiali è necessario considerare soprattutto i cinque criteri di ecclesialità contenuti nell’esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici, di Giovanni Paolo II, ossia: il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, la responsabilità di confessare la fede cattolica, la testimonianza di una comunione salda e convinta con il Papa e con i vescovi, la conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa e, finalmente, l’'impegno di una presenza nella società che, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, si ponga a servizio della dignità integrale dell'uomo.




7. Che cosa o quali aspetti l'hanno più colpita della nostra Comunità Gesù Risorto?



Vorrei sottolineare l’importante spazio che è riservato alla preghiera, personale e comunitaria, che favorisce nei membri della Comunità l’apprendimento di quell’arte della preghiera di cui ci parlava Giovanni Paolo II nella sua lettera apostolica Novo millennio ineunte. Come anche sono stato lieto di costatare che, grazie a Dio e all’impegno evangelizzatore degli aderenti alla Comunità, sono molte le persone che hanno riscoperto la fede e si sono avvicinate al Signore, cercando di vivere in pienezza la loro vita cristiana.

martedì 29 giugno 2010

I movimenti ecclesiali definiti da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI



Nel messaggio indirizzato ai partecipanti al Congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali, tenutosi a Roma dal 27 al 29 maggio 1998, Giovanni Paolo II scriveva: *Che cosa si intende, oggi, per AMovimento@? Il termine viene spesso riferito a realtà diverse fra loro, a volte, persino per configurazione canonica. Se, da un lato, esso non può certamente esaurire né fissare la ricchezza delle forme suscitate dalla creatività vivificante dello Spirito di Cristo, dall=altro sta però ad indicare una concreta realtà ecclesiale a partecipazione in prevalenza laicale, un itinerario di fede e di testimonianza cristiana che fonda il proprio metodo pedagogico su un carisma preciso donato alla persona del fondatore in circostanze e modi determinati+ (Messaggio ai partecipanti al Congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici, 27-V-1998).




Nel tentativo di offrire una definizione di Movimento ecclesiale, l=allora cardinale Ratzinger affermava che *i Movimenti nascono per lo più da una personalità carismatica guida, si configurano in comunità concrete che in forza della loro origine rivivono il Vangelo nella sua interezza e senza tentennamenti riconoscono nella Chiesa la loro ragione di vita, senza di cui non potrebbero sussistere+ (J. Ratzinger, I movimenti ecclesiali e la loro collocazione teologica, in Nuove irruzioni dello Spirito. I movimenti nella Chiesa, Cinisello Balsamo 2006, p. 45).


domenica 23 maggio 2010

Benedicto XVI habla en Fátima de los movimientos eclesiales



Benedicto XVI ha estado en Portugal del 11 al 14 de mayo. El día 13 de mayo se reunió con los Obispos portugueses en Fátima. En el discurso que pronunció hizo mención a los movimientos eclesiales, ofreciendo su testimonio y su visión acerca de estas nuevas realidades eclesiales. Por su gran importancia, transcribo a continuación el siguiente pasaje del discurso del Papa:


"Lo que fascina es sobre todo el encuentro con personas creyentes que, por su fe, atraen hacia la gracia de Cristo, dando testimonio de Él. Me vienen a la mente aquellas palabras del Papa Juan Pablo II: «La Iglesia tiene necesidad sobre todo de grandes corrientes, movimientos y testimonios de santidad entre los “fieles de Cristo”, porque de la santidad nace toda auténtica renovación de la Iglesia, todo enriquecimiento de la inteligencia de la fe y del seguimiento cristiano, una reactualización vital y fecunda del cristianismo en el encuentro con las necesidades de los hombres y una renovada forma de presencia en el corazón de la existencia humana y de la cultura de las naciones» (Discurso en el vigésimo aniversario de la promulgación del Decreto conciliar «Apostolicam actuositatem», 18 noviembre 1985). Alguno podría decir: «La Iglesia tiene necesidad de grandes corrientes, movimientos y testimonios de santidad..., pero no los hay».


A este respecto, os confieso la agradable sorpresa que he tenido al encontrarme con los movimientos y las nuevas comunidades eclesiales. Al observarlos, he tenido la alegría y la gracia de ver cómo, en un momento de fatiga de la Iglesia, en un momento en que se hablaba de «invierno de la Iglesia», el Espíritu Santo creaba una nueva primavera, despertando en jóvenes y adultos la alegría de ser cristianos, de vivir en la Iglesia, que es el Cuerpo vivo de Cristo. Gracias a los carismas, la radicalidad del Evangelio, el contenido objetivo de la fe, la corriente viva de su tradición se comunican de manera persuasiva y son acogidos como experiencia personal, como adhesión libre a todo lo que encierra el misterio de Cristo.


Naturalmente, es condición necesaria el que estas nuevas realidades quieran vivir en la Iglesia común, si bien con espacios en cierto modo reservados para su vida, de manera que ésta sea después fecunda para todos los demás. Quienes viven un carisma particular, han de sentirse fundamentalmente responsables de la comunión, de la fe común de la Iglesia, y deben someterse a la guía de los Pastores. Éstos son quienes han de asegurar la eclesialidad de los movimientos. Los Pastores no son sólo personas que ocupan un cargo, sino que ellos mismos son portadores de carismas, son responsables de la apertura de la Iglesia a la acción del Espíritu Santo. Nosotros, los Obispos, estamos ungidos por el Espíritu Santo en el sacramento y, por tanto, el sacramento nos asegura también la apertura a sus dones. De este modo, por un lado, hemos de sentir la responsabilidad de acoger estos impulsos que son un don para la Iglesia y le dan nueva vitalidad, pero, por otro, hemos de ayudar también a los movimientos a encontrar el camino justo, haciendo correcciones con comprensión, esa comprensión espiritual y humana que sabe aunar la guía, el reconocimiento y una cierta apertura y disponibilidad para aprender".


domenica 25 aprile 2010

¿Una ley especial para los movimientos eclesiales?



Desde hace algunos años un sector de la doctrina canónica está planteando la necesidad de contar con una legislación especial para los movimientos eclesiales, considerando que es insuficiente la actual disciplina universal sobre las asociaciones de fieles para regular algunas cuestiones que presentan los movimientos eclesiales (incardinación de sacerdotes, régimen jurídico de los diversos estados de vida presentes en cada movimiento, etc.). Para estos autores, convendría que la Santa Sede promulgara una “ley marco”, o bien una normativa general común, dentro de la cual los movimientos eclesiales pudieran encontrar cabida. Algún autor ha propuesto la elaboración de una “Magna Charta” con algunas normas comunes que ofrecieran los principios generales para redactar los propios estatutos. Otro autor ha propugnado, incluso, la creación de una nueva figura jurídica: los movimientos eclesiales.



Al contrario, otro sector doctrinal considera que la heterogeneidad que presentan los movimientos eclesiales no permite un único encuadramiento canónico de todos ellos dentro de una normativa común. De ahí que una ley marco que pretendiera abarcar la diversidad existente entre los movimientos eclesiales podría resultar tan genérica que se convirtiera en superflua, o bien tan rígida que impidiera el desarrollo futuro de los movimientos eclesiales.



Se puede añadir que, en cierta medida, ya existe la ley marco para los movimientos eclesiales que se reclama desde algunos sectores de la ciencia canónica. El Tit. V, Parte I, Libro II del CIC (cc. 298-329, sobre las asociaciones de fieles) contiene una normativa común suficientemente flexible para permitir a los movimientos eclesiales una ubicación general adecuada en el tejido eclesial, teniendo en cuenta que el carisma, así como otros aspectos propios de cada movimiento, son determinados en cada caso en los respectivos estatutos aprobados por la autoridad eclesiástica competente, de acuerdo con el principio de subsidiariedad.



Conviene también precisar que la comisión codificadora tuvo en cuenta esta cuestión durante el proceso de redacción de los cánones del CIC que tratan de las asociaciones de fieles. Considerando el desarrollo del fenómeno asociativo en la Iglesia, manifestado en la gran variedad de formas y fines que persigue cada asociación, y siguiendo el principio de subsidiariedad, se pretendió elaborar una normativa lo suficientemente amplia con el fin de no sofocar la vida de las asociaciones, así como prever posibles conflictos entre el elemento carismático e institucional.



Preguntado acerca de la institucionalización de los movimientos eclesiales, el Cardenal Ratzinger contestaba: «Una cierta institucionalización es, pues, inevitable. Tenemos sólo que vigilar para que la institución no se vuelva una armadura que termina por aplastar la vida, y debemos hacer todo lo posible para que el elemento institucional permanezca, por decirlo así, en toda su sencillez, de manera que no se apague el Espíritu».



En relación con este tema puede resultar ilustrativo traer a colación la historia de Procustes, un personaje de la mitología griega. Según narra una interpretación del mito, Procustes tenía una posada y se consideraba un buen anfitrión para los cansados viajeros. Cuando un caminante pasaba por su fonda, Procustes insistía mucho en que hiciera noche en la hospedería. Después de obsequiar al viajero con deliciosas viandas, regadas con vinos exquisitos, Procustes le enseñaba el lecho. El problema era que había una sola cama de un determinado tamaño y Procustes era un perfeccionista. Para el dueño de la casa, el invitado tenía que adaptarse a la cama y no al revés. Si el visitante era alto, Procustes le cortaba las piernas con un serrucho; si, en cambio, era demasiado bajo, lo ataba a un potro de tortura y lo estiraba hasta descoyuntarle los huesos. Procustes conseguía de este modo la medida humana adecuada al lecho.



Algo parecido al mito de Procustes sucede si se pretende colocar realidades eclesiales diversas entre sí dentro de una misma matriz jurídica. El resultado final es siempre el mismo: el carisma sufre porque no encuentra allí una colocación adecuada a su naturaleza, y se pone en juego el desarrollo futuro de estas realidades, incluso, su misma supervivencia. El canonista debe aprender a renunciar a la pretensión de querer regular hasta el más mínimo detalle de la vida del cuerpo eclesial. El ordenamiento canónico se caracteriza por su apertura a la acción divina y su adaptación flexible a las necesidades de los fieles en cada momento de la historia, para que las instituciones sean siempre útiles al pueblo de Dios.



martedì 30 marzo 2010

Pasteurs et mouvements ecclésiaux


La Libreria Editrice Vaticana acaba de publicar el volumen Pasteurs et mouvements ecclésiaux. Séminaire d'études pour évêques, a cargo del Consejo Pontificio para los Laicos, dentro de la colección "Laicos hoy".

El libro contiene las actas del seminario para Obispos realizado en Rocca di Papa (Roma), del 15 al 17 de mayo de 2008. El seminario tuvo como título las palabras dirigidas por Benedicto XVI a un grupo de Obispos alemanes en visita "ad limina", el 18 de noviembre de 2006: "Os pido que vayáis al encuentro de los movimientos con mucho amor".

El volumen, que fue publicado en italiano en 2009, contiene un prefacio del Cardenal Stanisław Ryłko, Presidente del Consejo Pontificio para los Laicos. A continuación se encuentra el discurso de Su Santidad Benedicto XVI a los participantes al seminario de Obispos, que fueron recibidos en audiencia en la Sala del Consistorio del Palacio Apostólico del Vaticano, el 17 de mayo de 2008.
A continuación, figuran las conferencias y las reflexiones y testimonios que tuvieron lugar durante el seminario.

El apartado dedicado a las conferencias lleva el título “Una novedad que todavía espera ser comprendida adecuadamente”. Bajo este epígrafe se incluyen las ponencias del Cardenal Stanisław Ryłko (Movimientos eclesiales y nuevas comunidades en las enseñanzas de Juan Pablo II y Benedicto XVI); de Mons. Piero Coda, Director del Instituto Universitario “Sophia” (Movimientos eclesiales y nuevas comunidades en la misión de la Iglesia: colocación teológica, perspectivas pastorales y misionarias); de Don Arturo Cattaneo, Profesor de Derecho Canónico en el Instituto San Pío X de Venecia (Movimientos y nuevas comunidades en las Iglesias particulares) y del Obispo Josef Clemens, Secretario del Consejo Pontificio para los Laicos (Movimientos eclesiales y ministerio petrino: «Os pido que seáis todavía más, mucho más, colaboradores del ministerio apostólico universal del Papa [Benedicto XVI]».

El apartado reservado a las reflexiones y testimonios está dividido, a su vez, en cuatro secciones, que corresponden a cuatro mesas redondas que tuvieron lugar durante el seminario.
La primera mesa redonda (La tarea de los Pastores en relación con los movimientos) estaba formada por el actual Obispo de Belém do Pará (Brasil), Mons. Alberto Taveira Corrêa (Discernimiento de los carismas: algunos criterios prácticos); del Obispo de Fréjus-Toulon (Francia), Mons. Dominique Rey (Acogida de los movimientos y de las nuevas comunidades en la Iglesias particulares) y del Obispo de Arequipa (Perú), Mons. Javier Augusto del Río Alba (Acompañamiento pastoral de los movimientos y de las nuevas comunidades).

Integraban la segunda mesa redonda (La tarea de los movimientos y de las nuevas comunidades) Luis Fernando Figari, Fundador del Movimiento de Vida Cristiana (Escuelas de formación cristiana); Dominique Vermesch, por entonces Moderador de la Communauté de l’Emmanuel (Compañías misioneras); Mons. Massimo Camisasca, Superior General de la Fraternidad Sacerdotal de los Misioneros de San Carlos Borromeo (Crisol de nuevas vocaciones al sacerdocio y a la vida consagrada) y Mons. Claudiano Strazzari, Rector del Colegio Diocesano Redemptoris Mater, de Roma (Ambientes de formación permanente de los presbíteros).

En la tercera mesa redonda (Coloquio con responsables y fundadores) se encontraban Kiko Argüello, Iniciador del Camino Neocatecumenal (Un camino de iniciación cristiana para las parroquias); Giovanni Paolo Ramonda, Responsable General de la Comunidad Papa Juan XXIII (Una familia para quien no tiene familia) y Andrea Riccardi, Fundador de la Comunidad de San Egidio (Mirar hacia fuera de la ventana de la Iglesia).

La cuarta y última mesa redonda (Los movimientos en las Iglesias particulares: expectativas recíprocas) estaba formada por el Cardenal Camillo Ruini, Vicario General de Su Santidad para la Diócesis de Roma (Una concreta comunión eclesial), el actual Arzobispo de Mechelen-Brussel (Bélgica), Mons. André-Mutien Léonard (La herencia que dejaré a mi Diócesis); Don Julián Carrón, Presidente de la Fraternidad de Comunión y Liberación (Dar carne y sangre a los conceptos) y Moysés Louro de Azevedo Filho, Fundador de la Comunidad Católica Shalom (Humildes siervos en la viña del Señor).

Se trata de un libro rico en reflexiones acerca de los movimientos eclesiales. Es de destacar también el alto nivel de los participantes en este seminario. Recomiendo vivamente la lectura del discurso de Benedicto XVI, que se puede encontrar en francés en http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/may/documents/hf_ben-xvi_spe_20080517_ves

giovedì 25 febbraio 2010

Rencontre à Jérusalem




Jérusalem, 18-22 novembre 2005




Tout d’abord je voudrais vous transmettre les salutations chaleureuses de Mgr. Rylko, le Président du Conseil Pontifical pour les Laïcs, ainsi que les miennes, à tous les participants de cette Assemblée Générale de la Conférence des Organisations Internationales Catholiques. Le thème de l’Assemblée est: “Pour une culture de la paix, aujourd’hui et toujours, ici et partout”. C’est un thème qui s’harmonise parfaitement avec la ville de Jérusalem dont le nom en hébreu signifie “ville de la paix”, et donc l’endroit idéal pour accueillir cette rencontre internationale.



Je tiens à rappeler également que le 18 novembre nous avons célébré le 40ème anniversaire de la promulgation du décret conciliaire sur l’apostolat des laïcs, Apostolicam actuositatem, qui a eu une importance fondamentale dans la vie de l’Église. C’est une heureuse coïncidence que cette assemblée ait débuté justement le jour de la commémoration de cet important document du Concile Vatican II.



Il y a quelques jours, en évoquant ce document, le Saint Père Benoît XVI rappelait: «le Concile insiste sur l’importance de l’apostolat organisé, nécessaire pour influencer la mentalité générale, les conditions sociales et les Institutions (cf. AA, n.18). À ce propos, les Pères ont encouragé les multiples associations de laïcs, en insistant également sur leur formation à l’apostolat» (Angelus, 13-11-2005).



Au sujet des multiples formes de l’apostolat organisé, nous lisons au n.19 du Décret Apostolicam actuositatem: «La mission universelle de l’Église, étant donnée la mise en place progressive des structures et l’évolution de la société actuelle, requiert de plus en plus le développement des associations apostoliques des catholiques au plan international. Les organisations internationales catholiques atteindront mieux leur but, si les groupes qu’elles rassemblent et leurs membres leur sont plus étroitement unis».



Pendant ces quarante années le travail accompli par les associations catholiques, à tous les niveaux de la vie internationale, a été remarquable. Spécialement durant le pontificat de Jean-Paul II, de nombreux de projets ont été réalisés. Remercions ensemble le Seigneur et regardons vers le futur avec confiance. Nous savons que les défis auxquels nous sommes confrontés sont importants et qu’ils doivent être abordés avec cohérence en annonçant une foi commune en Jésus-Christ. Les activités des chrétiens dans la vie publique internationale requièrent une solide formation continue car la tâche qu’ils sont appelés à accomplir est d’une importance capitale. À ce propos j’aimerais rappeler la Note doctrinale sur certaines questions regardant la participation des Catholiques dans la vie publique (24-XI-2002), de la Congrégation pour la Doctrine de la Foi, ainsi que le Compendium de la Doctrine Sociale de l’Église publié en 2004.



En conclusion, je voudrais citer cette phrase du Psaume 122,6 qui dit: «Appelez la paix sur Jérusalem». Laissons ce désir de paix se transformer en une prière que nous élevons au Prince de la paix pour qu’il concède ce don immense que nous ne pouvons pas obtenir par nos propres forces. Souvent les pèlerins s’arrêtent aux portes de Jérusalem et la saluent en disant: “shalom” (paix). Demandons donc ici, à Jérusalem, la ville où Jésus à offert sa vie au Père pour tous les hommes, la paix pour Jérusalem et pour le monde entier.